17 Le imprese di pompe funebri e tutti coloro che hanno a che fare con i cadaveri si stanno adeguando alle disposizioni.

Insieme a tumulazione e inumazione, infatti, questa modalità sta prendendo sempre più piede. Se non lo è già, si trova sulla buona strada per diventare la soluzione preferenziale. Per conoscere le differenze tra i vari metodi di sepoltura e approfondire l’argomento, clicca qui.

Religione di appartenenza, questioni legate all’igiene, disponibilità finanziarie sono alcuni dei motivi per propendere verso l’una o le altre possibilità. Bisogna rispettare le ultime volontà dei propri cari, ma anche fare i conti con la legge.

Sbagliare qualcosa in tale frangente potrebbe significare pagare delle conseguenze a distanza di anni. Ben lo sanno le persone che hanno compiuto degli azzardi in passato e stanno facendo fronte agli effetti, soprattutto di natura economica.

Accanto a un regolamento nazionale, esistono delle norme che variano in base al Comune di appartenenza. Come comportarsi, quindi, per esaudire gli ultimi desideri dei congiunti? Lo scopriremo nelle prossime righe.

Il rito di cremazione in Italia

La normativa italiana permette di bruciare i cadaveri secondo due opzioni:

  • indiretta, con surriscaldamento delle pareti del crematorio ed impiego di bruciatori a gas o elettrici;
  • diretta, tramite la fiamma a contatto con la salma.

In entrambe le situazioni, le temperature si aggirano sui 1000°C. Con apparecchiature adeguate e l’applicazione di specifici requisiti di sicurezza, si elimina qualsiasi rischio a livello igienico-sanitario.

Ma tutto questo deve avvenire con gradualità, motivo per cui la procedura si svolge in più passaggi che si esauriscono nell’arco di due-tre ore.

Il primo consiste nell’effettuare una sommaria combustione del corpo. Gran parte delle spoglie bruciano, lasciando il posto a ceneri ed ossa calcificate.

La seconda fase è di ventilazione, con rilascio di ossigeno. Questo permette di completare il processo e di concluderlo. Prima della collocazione dei resti nelle urne, comunque, vanno separate le ceneri da eventuali residui metallici della bara.

Che fine fanno i resti?

Nei film statunitensi è comune vedere urne cinerarie tra le mura domestiche. Sembra quasi di stabilire una sorta di continuità nel rapporto con i propri cari finiti nell’Aldilà (per chi ci crede) o, quanto meno, di vivere l’illusione che siano ancora in questo mondo. Ma è così anche per la cremazione in Italia?

In verità, la situazione è un po’ più complessa. In seguito alla combustione, infatti, non è possibile portare le ceneri dei congiunti a casa, neanche se si tratta di lasciarle in giardino.

Nel nostro Paese, le possibilità sono due: dispersione in luoghi definiti dalla legge oppure collocazione in precise aree dei cimiteri. In entrambi i casi, la normativa di riferimento è la Legge 130 del 30 marzo 2001.

In merito alla prima ipotesi, è indispensabile richiedere le opportune autorizzazioni ai funzionari del Municipio di competenza. Inoltre va appurato se il defunto abbia espresso tale volontà, tramite documenti scritti o accordi verbali.

Affidarsi alla burocrazia è tassativo ed elimina qualsiasi rischio di multe o di pene detentive. In caso di violazione delle norme, infatti, colui che compie l’abuso rischia il carcere fino ad un anno o una sanzione a partire da oltre 2500 € fino a quasi 13000 €.

Anche le persone a cui è affidato questo compito e i luoghi risultano soggetti a limitazioni. Sempre in base alle disposizioni, potranno occuparsi dello spargimento delle ceneri soltanto alcune categorie di persone.

Fra questi ricordiamo i parenti stretti del defunto, i dipendenti comunali che svolgono tale mansione o soggetti scelti dal defunto per assecondare tale volontà.

Per concludere, l’ultimo saluto dovrà avvenire lontano dalle aree urbane. Fiumi, montagne, laghi, mari, parchi sono le zone in cui è permesso disperdere i resti combusti, a condizione che, in quel momento, non vi siano altre persone intorno.